I greci alle prese con l’austerità vanno a fare spesa all’estero

“Fino a quando pagheremo soltanto noi lavoratori?”, recita uno dei tanti striscioni che il primo maggio hanno invaso le città greche. Anche il presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, urlerebbe questo slogan: “La crisi la devono pagare i responsabili, gli evasori fiscali e tutti gli imbroglioni della lobby politica e finanziaria”. L’ha chiarito ieri al premier socialista Georges Papandreou, che ha annunciato in tv tagli fino al 30 per cento a stipendi e pensioni necessari per avere il prestito di 110 miliardi in tre anni.
8 AGO 20
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“Fino a quando pagheremo soltanto noi lavoratori?”, recita uno dei tanti striscioni che il primo maggio hanno invaso le città greche. Anche il presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, urlerebbe questo slogan: “La crisi la devono pagare i responsabili, gli evasori fiscali e tutti gli imbroglioni della lobby politica e finanziaria”. L’ha chiarito ieri al premier socialista Georges Papandreou, che ha annunciato in tv tagli fino al 30 per cento a stipendi e pensioni necessari per avere il prestito di 110 miliardi in tre anni (30 miliardi dal Fondo monetario internazionale, 80 dall’Unione europea). Nonostante gli strali di Papoulias, secondo il quotidiano inglese Daily Telegraph nei mesi di gennaio e febbraio già 8 miliardi di euro appartenenti a facoltose famiglie greche (armatori e banchieri con sede legale sul Tamigi, ma lo stesso ex re Costantino vive in Inghilterra e raduna intorno a sé il jet set della plutocrazia ellenica) sono andati all’estero.

Saranno molti i greci a non pagare il conto. Gli ispettori del ministero delle Finanze hanno bussato alla porta di 150 medici con studio nel quartiere chic di Kolonaki e hanno scoperto che più della metà dichiarano al fisco meno di 40 mila euro, mentre un terzo denuncia un reddito di appena 13 mila euro. Una cifra che in queste stradine su cui si affacciano le vetrine di Prada e Chanel non basta a pagare l’affitto. Un altro controllo, questa volta dal cielo con foto satellitari, ha dimostrato che a Kifissia e nelle altre ville dei “sobborghi settentrionali ateniesi” (sinonimo di ricchezza) ci sono 324 piscine dichiarate, ma nella realtà sono quasi 17 mila. Infine uno studio della Confindustria greca rivela che ogni anno sfuggono alle tasse 30 miliardi di euro. Basterebbero questi soldi a saldare il debito pubblico nazionale.

Invece la Grecia subisce l’ennesima copertina sardonica della rivista tedesca Focus. Dopo la Venere di Milo con l’indice alzato, nel numero di questa settimana la medesima Venere allunga il braccio in avanti, invece che in alto, in versione questuante. Ma la rabbia, l’affronto all’orgoglio nazionale non sono gli unici sentimenti ad animare gli ateniesi. Paura, insicurezza, vergogna e dolore. Una miscela esplosiva che, secondo un recente sondaggio della società Gpo, porta 7 greci su 10 a temere una “esplosione sociale”. Anche se non manca la consapevolezza dei propri errori: sempre 7 greci su 10 pensano che se l’Ellade è ridotta in questo stato è colpa dell’economia gestita con corruzione e clientelismo, e non soltanto delle recenti speculazioni finanziarie internazionali. In particolare, la maggiore responsabilità è addossata all’ultimo governo conservatore di Kostas Karamanlis (2004-2009), seguito dal governo di Andreas Papandreou (il padre dell’attuale premier) degli anni Ottanta. Ieri hanno scioperato le braccia gli impiegati comunali, oggi e domani sarà la volta di tutti i dipendenti pubblici. E sempre il 5 maggio, giorno culminante delle proteste, saranno in piazza i lavoratori del settore privato.

Intanto i greci cercano di affrontare la realtà quotidiana. Per esempio andando a fare la spesa nei supermarket bulgari. “Ogni fine settimana dai comprensori di Serres e di Drama, le nostre cittadine più vicine alla frontiera con la Bulgaria, ma anche da Salonicco, partono almeno mille abitanti in pullman per andare a fare la spesa oltreconfine. Senza contare le automobili private – racconta al Foglio Pantelis Filippidis, vicepresidente dell’Unione commercianti di Salonicco – Verso la cittadina bulgara Sandanski vanno a rifornirsi di vestiti ‘taroccati’, di scarpe, di frutta, verdura e carne nei supermarket, di prodotti elettrici: tutto costa la metà rispetto alla Grecia. Le famiglie si mettono d’accordo: dividono il costo della benzina e riempiono il carrello del supermarket con 100 euro invece dei 200 che spenderebbero a casa”. Questa “fuga di euro” all’estero è un duro colpo. “Basta fare due conti – conclude Filippidis – Un milione di euro greci al mese vanno in Bulgaria, 12 milioni l’anno”.